GlobeTrottingKids

Qualche anno fa siamo andati in Messico trascorrendo il Natale al caldo, eravamo ancora senza bimba ma voglio condividere l’itinerario che abbiamo fatto e che tranquillamente si può compiere anche per andare in Messico con bambini! Abbiamo trascorso una decina di giorni attraverso la penisola dello Yucatan e la regione del Chiapas, fra le antiche rovine del popolo maya, le città dei loro diretti discendenti e le spiagge caraibiche della costiera yucateca. Il Paese si presta assolutamente ad un viaggio fai da te in famiglia, e reputo sia interessante per i bambini che trovano sia l’aspetto naturalistico (incluso il bellissimo mare con i pesci e le tartarughe), l’aspetto delle rovine (soprattutto per i bambini più grandicelli) e l’aspetto umano, in quanto i messicani sono straordinariamente ospitali e amanti delle famiglie numerose e dei bimbi!

 

Ecco in dettaglio il nostro itinerario giorno per giorno:

19 dicembre: abbiamo volato con US Airways da Malpensa via Stati Uniti con arrivo a Cancun; la compagnia aerea è già testata parecchie volte e, pur non offrendo servizi straordinari (sulle tratte nazionali anche l’acqua è a pagamento ...), ha sempre garantito voli puntuali, cosa che ci interessa maggiormente. Consigliamo di prenotare i voli il più presto possibile, dal momento che man mano che ci si avvicina alle feste i prezzi aumentano. Siamo arrivati a Cancun intorno alle 15, dopo aver fatto scalo a Filadelfia. Qui avevamo già prenotato via internet un’auto, che ci avrebbe trasportato lungo il nostro giro. Come avevamo letto anche sulle guide, il noleggio dell’auto si rivelerà una delle spese maggiori, nonostante la scelta sia caduta sulla più semplice delle utilitarie: circa 260 euro (pari a 4.800 pesos messicani) per nove giorni di noleggio, e meno male che il cambio era decisamente vantaggioso! Da Cancun ci siamo spostati a Valladolid, primo scalo comodo per riposarsi dopo il viaggio aereo, non troppo distante da Chichen Itzà, primo vero obiettivo del viaggio. Dopo circa 160 km di autostrada assolutamente dritta arriviamo in questa cittadina messicana segnalata sulle guide, ma piuttosto anonima. La cosa che ci sbalordisce subito però è il clima: passiamo la serata in un albergo in pieno centro (Maria da Luz), semplice e pulito, con la piacevolissima temperatura di circa 20 gradi. A letto presto e sveglia di primo mattino il giorno dopo.

20 dicembre: colazione presso l’albergo a base di pan-cakes e sciroppo di maple (sarà una costante per tutta la vacanza) e partenza per Chichen-Itza, che dista da qui meno di 50 km. Durante il percorso è possibile fare un breve sosta per visitare due “cenotes” a Dzitnup, grandi caverne parzialmente sommerse dall’acqua, dentro le quali filtra la luce del sole tramite aperture nella parte superiore creando effetti molto spettacolari. Nella zona ce ne sono molte, ma queste sono senza dubbio le migliori. Abbiamo fatto il nostro primo bagno messicano!

Suggeriamo vivamente di arrivare presto a Chichen Itzà per godersi lo spettacolo degli antichi edifici maya, visto che dopo le 11 c’è già l’invasione da parte dei tour organizzati che partono dai resort della vicina Cancun rovesciando centinaia di turisti nel giro di poche ore. Lo spettacolo offerto è davvero bello, peccato che non si possa salire fisicamente sugli edifici, che da qualche anno a questa parte sono stati chiusi per motivi di sicurezza. Nel primo pomeriggio ci rimettiamo in cammino per Uxmal.

La seconda tappa del nostro viaggio dista da Chichen Itzà poco più di 200 km, ma stavolta la strada è più stretta e tortuosa e quindi la velocità media che possiamo tenere non è molto elevata. Comunque, riusciamo a fare anche una breve tappa a Labnà, dove visitiamo le rovine lì rinvenute e conosciamo un gruppo di studenti messicani che, accompagnati da alcuni insegnanti, si stanno dirigendo anch’essi a Uxmal. Veniamo da loro informati che è previsto uno spettacolo di illuminazione notturna di alcune delle rovine, quindi ci affrettiamo a raggiungere Uxmal in tempo per la cena e per assistere allo spettacolo, che comincia alle 19.30. Le rovine illuminate di notte hanno il loro fascino e meritano di essere viste, anche se il racconto che accompagna lo spettacolo non è dei più avvincenti e se qualcuno è stanco...Potrebbe anche addormentarsi (a chi scrive è successo!) Ci sistemiamo presso il vicinissimo resort (“The Lodge”), dove è possibile anche cenare e fare colazione il giorno seguente, a cifre ben diverse da quelle di Valladolid (la vicinanza all’attrattiva turistica si paga eccome!), ma comunque ben inferiori rispetta a quelle cui siamo abituati in Italia (una camera doppia costa circa 60 euro, ancora una volta grazie all’effetto cambio molto favorevole in questi giorni)

21 dicembre: anche questa mattina sveglia presto e visita alle rovine quando ancora i pullman turistici sono in viaggio (ma va detto che qui cominciamo ad essere un po’ più distanti dai grandi centri turistici, quindi il numero di visitatori non è enorme, almeno in questo periodo). Insieme a pochi altri turisti sfruttiamo la mattinata limpida per fotografare l’impareggiabile vista che si gode dall’alto degli edifici, questi sì accessibili e “scalabili”, in condizioni di assoluta sicurezza. Si nota chiaramente uno stile diverso (qui si è affermato il “Puuc”), ma tralasciamo le note artistiche (che dovete scoprire venendo di persona!), e proseguiamo nel racconto. Intorno a mezzogiorno siamo pronti per metterci in cammino verso Palenque, ma prima facciamo una sosta per uno spuntino a Campeche, capitale dell’omonimo stato e cittadina davvero carina, con palazzi colorati e chiaramente ristrutturati di recente. Nel primo pomeriggio puntiamo diretti verso

Palenque, che dista ancora circa 250km: c’è un tratto di autostrada a pagamento fino a Escarcega, ma è breve, il resto è tutto su una strada provinciale prevalentemente dritta, dove possiamo viaggiare ad una media piuttosto elevata, potendo superare sempre comodamente i mezzi più lenti (camion e mezzi da lavoro) che la percorrono. Giungiamo a Palenque quando ormai sono le 19 passate e ci sistemiamo in un resort molto elegante (Hotel Chan Ka) in cui ci viene dapprima offerta una camera molto costosa (almeno rispetto ai prezzi finora incontrati), quindi, vedendo che non siamo molto convinti, alla reception ci informano che ci sono stanza anche in un edificio limitrofo: la qualità in termini di pulizia e spazio è la stessa, ma costa quasi la metà, circa 45 euro per una doppia. E ovviamente la nostra scelta ricade su di essa. Al ristorante dello stesso albergo si mangia bene, anche se si tratta di cucina più internazionale che tipicamente messicana.

22 dicembre: la mattina seguente ci svegliamo con una pioggia battente. Adesso siamo nello stato del Chiapas, decisamente più piovoso e per questo anche più ricco di vegetazione. Appena arrivati presso l’ingresso delle rovine, ci colpisce l’autentico assalto di uomini e bambini che si offrono per farci da guida o che ci chiedono di comprare qualsiasi cosa: dai souvenir alla frutta, dalle cerate contro la pioggia ad oggetti che vorrebbero essere di tipico artigianato messicano.

Anche la visita di queste rovine si rivela emozionante. Le nuvole che circondano gli edifici contribuiscono a dare un senso di magia all’ambiente. Si può salire su tutti gli edifici tranne quello più famoso, il Tempio delle Iscrizioni. Vale veramente la pena visitare sia gli edifici più grandi e meglio conservati, sia le rovine delle antiche case, ormai avvolte dalla vegetazione della giungla.

Finita la visita, ci avviamo verso San Cristobal de las Casas. Lungo il tragitto bisogna assolutamente visitare altri due luoghi naturali veramente belli. Il primo è la cascata di 40 metri di Misol-Ha, il secondo è Agua Azul. Anche qui ci sono cascate, meno alte, ma più spumose e spettacolari, avvolte nella lussureggiante vegetazione della giungla e

caratterizzate dall’acqua di un azzurro quasi irreale. Volendo, ci si può fermare per fare un bagno (molti messicani lo fanno, i turisti un po’ meno), ma, visto il brutto tempo ed il viaggio ancora lungo, decidiamo di proseguire. Risaliamo in macchina e, dopo aver superato Ocosingo, dove ci fermiamo solo per fare benzina, con una breve deviazione si giunge a Toninà, dove si trova una delle piramidi più alte e meglio conservate: si può salire fino in cima, ma attenzione ai gradini (gli ultimi sono ripidissimi) e a non soffrire di vertigini, perché la piramide è veramente a picco sul prato sottostante. Per comodità, decidiamo di vedere questa città durante il viaggio di ritorno

La strada verso San Cristobal de las Casas è molto tortuosa, immersa nel verde della giungla (almeno fino a quando non si comincia a salire di quota) e tormentata dai fastidiosissimi “topes”, i dissuasori di velocità. Ce ne sono tantissimi, almeno due o tre per singolo villaggio attraversato, e rendono il viaggio molto lento, perché praticamente ci si deve fermare ad ogni ostacolo, essendo troppo alto per passarci sopra senza rallentare significativamente. Altri rallentamenti sono dovuti ai bambini che, per provare a vendere qualcosa ai turisti, tendono una corda da un bordo all’altro della strada per fermare le auto che passano: non sono particolarmente insistenti e di solito si piazzano nei pressi di un “tope”, tuttavia bisogna stare attenti a non investirli... Infine, non mancano i controlli da parte dell’esercito locale: in pratica c’è un posto di blocco ad ogni passaggio da uno stato all’altro del Messico: in Chiapas ne

abbiamo incontrato qualcuno in più. Ci hanno fermato solo due volte, sempre con cortesia e senza chiedere soldi per farci proseguire (contrariamente a quanto ci avevano detto prima di partire). Tra un rallentamento e l’altro, arriviamo a San Cristobal quando comincia a fare sera (il sole cala alle cinque del pomeriggio e dopo pochi minuti è tutto buio). Alloggiamo in un elegante albergo (“Diego de Mazariego”) e facciamo un piacevole giro nel paese, spendendo più di qualche foto per la cattedrale e la piazza antistante, molto belle avvolte fra le luci della sera. La città si trova e ben 2200 metri sul livello del mare, quindi è necessario vestirsi, soprattutto la sera, con jeans, maglietta e felpa: fa fresco, ma siamo ben lontani dai rigidi climi invernali che abbiamo lasciato alla partenza!

23 dicembre: prima di lasciare San Cristobal ed il Chiapas, facciamo visita a due paesini limitrofi, Chamula e Zinacantan, dove a quanto leggiamo risiedono i diretti discendenti dei maya. Soprattutto il primo paese è davvero caratteristico, con una chiesa del tutto particolare: non ci sono sedie, ma fasci d’erba sui quali gli abitanti locali si siedono per pregare, celebrando un mix fra riti cristiani e tradizioni maya. Pittoresco è anche il mercato che si svolge proprio davanti alla chiesa.

La nostra giornata prevede, oltre alla visita a Tonina di cui abbiamo già detto, il rientro a Palenque come tappa di passaggio verso la costa occidentale. Per fare prima, alloggiamo nel primo Best Western che incontriamo appena arrivati a Palenque, ma vi consigliamo di fare appena pochi metri oltre l’ingresso di questo hotel, per trovarne altri più piccoli e però maggiormente caratteristici e, probabilmente, meno cari.

24 dicembre: tappa di spostamento verso Tulum, sulla costa occidentale della penisola dello Yucatan. Sono oltre 600 km, ma stavolta incontriamo pochi “topes” e la strada è quasi sempre dritta, spesso addirittura a due corsie, quindi si può viaggiare spediti. Attenzione al fatto che, qui come sulle altre strade che non conducono direttamente ai centri maggiormente turistici, i distributori di benzina (gasolineras) sono pochi, quindi è consigliabile partire col pieno ogni volta che si mette in programma di fare spostamenti lunghi. Comunque, almeno un distributore si trova in tutti i centri più grossi. Arriviamo così a Tulum, dove ci sistemiamo presso uno degli innumerevoli resort posti lungo la spiaggia. Per la prima volta troviamo qualche difficoltà a sistemarci, visto che molti di questi alberghi sono al completo, ma alla fine ne troviamo uno soddisfacente. Unici difetti, non accettano carte di credito e la corrente viene tolta alle 22: considerando che è la sera di Natale (noche buena, da quelle parti!), ci rassegniamo a tornare in stanza al buio e ad accendere le candele in dotazione nella camera. Mangiamo presso un ristorante sulla spiaggia (solito menù internazionale, di tipico forse solo i churros serviti per dessert) e concludiamo la serata passeggiando lungo la spiaggia davanti alla nostra camera nel buio più totale!

25 dicembre: ci rechiamo a visitare le rovine della città di Tulum come sempre al mattino, riuscendo, sia pur di poco, ad evitare l’autentica invasione di turisti provenienti dalle vicine Cancun e Playa del Carmen. La caratteristica principale di queste rovine (sulle quali non si può salire) e di trovarsi a ridosso della spiaggia: addirittura è possibile scendere in spiaggia direttamente dal sito, purtroppo oggi non è possibile a causa del mare mosso

Così, finita la visita, ci muoviamo di pochi chilometri verso Akumal, centro turistico fra i più noti, tipica spiaggia caraibica. Ci sistemiamo subito in un resort (hotel Villa Maya,

che offre bungalow per due persone a meno di 100 euro a notte) e finalmente ci rilassiamo in spiaggia sui lettini offerti dal resort: dopo circa 2200 chilometri di strada, finalmente un po’ di relax assoluto! La baia di Akumal peraltro è nota per la possibilità di vedere le tartarughe marine nuotare tranquillamente insieme agli esseri umani, ed infatti il nostro primo bagno nel giorno di Natale viene celebrato con la vista di tartarughe, mante e tanti altri coloratissimi pesci: il resort, come tutti gli altri nella zona, è attrezzato per noleggiare l’attrezzatura sia per lo snorkeling che per le immersioni vere e proprie.

Aperitivo al tramonto al bar sulla spiaggia e cena nell’attiguo albergo poco dopo: davvero un Natale e un Santo Stefano con i fiocchi!

27 dicembre: al mattino lasciamo Akumal per spostarci leggermente più a nord, a pochi chilometri da Cancun, dove restituiremo la macchina il giorno dopo e prenderemo l’aereo di ritorno. La scelta è ampia: c’è l’arci nota Playa del Carmen, ma noi preferiamo dirigerci verso un paese meno noto e più tipico, Puerto Morelos. Anche qui ci sistemiamo in albergo appena arrivati (per la seconda ed ultima volta incontriamo numerose strutture al completo) e scendiamo nella spiaggia attigua,

stavolta meno attrezzata di quella precedente. Per fare snorkeling o immersioni occorre utilizzare il servizio offerto dai vari scuba diving point, che trasportano i turisti fino alla barriera corallina. Davanti alla spiaggia, invece, non c’è molto da vedere, così ci accontentiamo di goderci l’ultimo sole della vacanza prima di tornare a casa.

28 dicembre: ritorno a casa. Partiamo da Cancun a mezzogiorno e, dopo aver fatto scalo a Filadelfia, ci imbarchiamo per Malpensa, dove arriviamo alle 8.30 del mattino successivo, abbronzati e felici come sempre del nostro ultimo viaggetto!

Se ti è piaciuto il nostro diario (e se sei arrivata/o fin qui vuol dire di sì!), registrati al nostro sito, così non ti perderai le newsletter quindicinali e avrai accesso ai contenuti speciali per gli utenti registrati! www.globetrottingkids.com/it/utenti/registrati

 

 

 

 

 

Google Translation:

Accedi al tuo Account:

Trovaci:

Di seguito, i collegamenti per trovare GlobeTrottingKids sui principali social network.

Collabora con noi:

Ti piacerebbe curare una rubrica o comunque collaborare al blog? Faccelo sapere e ti contatteremo!