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Groenlandia: terra verde di aurore boreali

Lo dico subito: questo racconto non è "family friendly", nel senso che non parla di un viaggio con bambini per città e musei; è il racconto di un viaggio vero alla scoperta della Groenlandia, di un trekking "zaino e tenda in spalla" per un terra ancora poco turistica e inesplorata (soprattutto se la si visita così!). Lo ha scritto il mio amico Guido, grande amante della montagna, di quella vera, vissuta con anima e cuore. Quando ho letto il suo racconto e visto le incredibili foto mi sono innamorata di questi posti, per questo ho deciso di condividerli con voi! Buona lettura a tutti! Valeria

Mettersi in viaggio, quando avviene per motivazioni di puro piacere, è una cosa bellissima. Nella cosiddetta "società  del benessere" siamo in molti ad avere il privilegio di farlo, ognuno secondo la propria sensibilità e i propri obiettivi. Col passare degli anni, ho personalmente avvertito via via sempre minor interesse verso luoghi famosi e celebrati, e proprio per questo particolarmente affollati, mentre è cresciuto quello verso territori poco conosciuti ed esplorati!

 

Durante la primavera, quasi per caso, sono venuto a sapere che un mio collega di lavoro, Franco, con amici in comune, da anni in estate prende alcuni mesi di aspettativa dal lavoro per recarsi in Groenlandia a fare la guida (turistica, di trekking e di kayak) per conto di un'agenzia spagnola.

Il racconto delle sue esperienze in un Paese di natura ancora incontaminata, di grandiosi paesaggi glaciali e di clima inaspettatamente meno ostile rispetto ad altri luoghi di latitudine similare, ma soprattutto la passione e l'entusiasmo con il quale trasmetteva il suo amore per quei luoghi, ci hanno indotto ad organizzare un trekking in Groenlandia nella stagione estiva.

Il luogo dove Franco svolge la sua attività  di guida, sulla costa sud-ovest, è molto adatto al trekking, con lunghi fiordi che si affacciano sull'oceano, e montagne di varia altitudine che creano una visibile discontinuità  con la piatta calotta glaciale che ricopre tutta la parte interna dell'isola. La stessa etimologia del nome (dalla parola scandinava GrÃnland, che significa "terra verde") ci induce a confidare in un paesaggio più vario e colorato di quello che nell'immaginario collettivo vede la Groenlandia come una monotona distesa di ghiacci!

Il gruppo si forma rapidamente, grazie al passaparola che solletica la sete di avventura di numerosi amici: alla fine saremo in 11! Predisponiamo un programma di massima, con due trekking di differente lunghezza, inframezzati da una giornata di kayak tra gli iceberg dei fiordi, esperienza che Franco ci consiglia caldamente di fare. Nello stesso periodo lui sarà proprio impegnato ad accompagnare turisti in kayak in un altro fiordo, per cui sarà  difficile incontrarlo.

I tempi sono piuttosto stretti per organizzare tutto, ma vi riusciamo senza problemi; Franco ci fornisce alcune mappe dettagliate del territorio, che si era procurato in loco, e la logistica è di fatto molto semplice: in Groenlandia ci si sposta essenzialmente via acqua attraverso i fiordi, quindi concordiamo con l'agenzia di trasporto "Blue Ice" le tratte che ci servono e il gioco è fatto! Provvederemo in loco a definire i dettagli della giornata in kayak con l'agenzia "Tasermiut", dato che accordarsi dall'Italia risulta troppo complesso.

Pur con tempistiche diverse ci ritroviamo tutti a Copenaghen, in una piovosa giornata di agosto, per una visita alla città  prima di prendere il volo per la Groenlandia. Copenaghen è una bella città , ordinata e tranquilla, è un piacere camminare lungo le sue vie e testare la sua ottima cucina e le sue eccellenti birre! Per noi costituisce un'occasione imperdibile di gustare piatti nordici, in quanto in Groenlandia ci muoveremo in totale autonomia e quindi con provviste portate dall'Italia, dato che in rare occasioni avremo la possibilità  di incontrare centri abitati.

La Groenlandia è l'isola più vasta del pianeta (considerando l'Australia non come "isola", ma come "continente") ed è lo Stato meno densamente popolato (circa 0,03 ab/km2), costituendo una nazione in seno al Regno di Danimarca, che la colonizzò 300 anni fa e le concesse nel 1979 il diritto all'autogoverno e il controllo delle risorse nazionali. Ma, geograficamente, appartiene al continente americano, essendo collocata nell'estremo nord dell'Oceano Atlantico, subito sopra il Canada.

Groenlandia: terra verde e aurora boreale
Groenlandia: terra verde e aurora boreale

 

Dall'aereo, grazie alla giornata limpida e serena, ci appare come una sconfinata distesa bianca, che solo verso la punta meridionale mostra una maggiore varietà  di ambiente, con tortuosi fiordi, che disegnano numerose insenature, ognuna delle quali vede la calotta affacciarsi al mare in una lingua glaciale che si frantuma mandando alla deriva iceberg di variegate dimensioni. Uno spettacolo grandioso e suggestivo!

Ci accoglie Narsarsuaq, centro abitato che ospita un aeroporto molto essenziale, ma non impieghiamo molto tempo a verificare che l'abitato è ancora più essenziale: Narsarsuaq è praticamente l'aeroporto!

Conosciamo Jacky, francese che lavora per Blue Ice: è puntualissimo e sembra determinato ad esserlo anche con i suoi successivi clienti; così, ancora un pò frastornati dal viaggio, ci ritroviamo catapultati all'interno del suo fuoristrada e poco dopo su una veloce barca a motore, che ci conduce attraverso il fiordo Tunulliarfik e, schivando gli iceberg, fino allo sperduto delta del Qooqqup (è lunga la lista dei quasi impronunciabili toponimi locali!)

Nell'osservare l'imbarcazione di Jacky che si allontana all'orizzonte, dopo averci depositati su uno scoglio ai margini di una valle desolata, senza alcun segno di presenza umana, pur senza essere reduci da naufragio e pur confortati dalla reciproca compagnia, molti di noi penso si siano sentiti novelli Robinson Crusoè!

E' il primo pomeriggio di una splendida giornata di sole e ci mettiamo in cammino paralleli all'enorme fondovalle glaciale: non esistono sentieri per cui ognuno cammina dove più gli piace, qualcuno un po' più in alto, qualcuno un pò più in basso. Confesso di trovarmi a mio agio in questa apparente anarchia; chissà  invece come avrebbero reagito alla medesima circostanza quei gruppi di austriaci che talvolta si vedono procedere in fila indiana mantenendo una precisa distanza tra ogni membro della comitiva!

Abbiamo pianificato di posizionare il campo alla confluenza tra la valle principale e quella di Qoororsuaq: sulla carta la distanza è minima, ma il procedere seguendo le anse della valle e i dossi naturali creati dalle morene laterali e soprattutto l'attraversamento di fasce di fastidiosi arbusti bassi ci rallenta ed è ormai tardo pomeriggio quando, su una larga terrazza detritica poco sopra il fiume, circondata da maestose montagne, montiamo finalmente le tende e ci prepariamo la cena.

Il cielo sereno regala a chi ha pazienza e voglia di appostarsi nella fredda notte lo spettacolo dell'aurora boreale: Chiara R., che ha portato con se idonea attrezzatura, fa delle magnifiche foto.

Il giorno dopo riposiamo un pò le spalle, oppresse dagli enormi zaini che ci portiamo dietro, facendo un'escursione in giornata, quindi con zaino leggero, lungo il vallone principale del Qooqqup, che si allunga sinuoso verso la calotta glaciale; la meta è la confluenza tra il ghiacciaio Jaspersen e il lago Motzfeldt, nel cuore di una remota area di ghiacci e morene.

A pochi passi dal campo, il freddo del mattino ci pizzica la pelle, allorchè siamo costretti a togliere una parte dei vestiti e ad indossare le Crocs, che tutti abbiamo in dotazione, per guadare l'impetuoso fiume della valle di Qoororsuaq; i fiumi da guadare sono sicuramente uno degli elementi che aggiunge al trekking in queste aree remote un pizzico di avventura in più.

Il percorso lungo la valle ci trasmette un senso di libertà  per la grandezza degli spazi e l'asprezza dei luoghi attraversati, rivelandosi più lungo del previsto, soprattutto a causa delle fitte fasce di bassi arbusti (lo chiamiamo "bush") che ostacolano non poco il procedere, costringendo a frequenti deviazioni e a faticosi saliscendi.

Groenlandia: terra verde e aurora boreale
Groenlandia: terra verde e aurora boreale

Alle due del pomeriggio raggiungiamo un poggio roccioso, in vista del ghiacciaio Jaspersen; le nubi basse che ci hanno accompagnato per gran parte del cammino finalmente si diradano un poco e ci permettono una grandiosa visuale. Riteniamo che non sia opportuno proseguire oltre, giacchè l'ora è tarda e la continuazione del percorso lungo l'immensa valle appare poco interessante; per ragioni di orario, è impensabile riuscire ad arrivare alla confluenza col lago Motzfeldt.

Rientriamo al campo quando già  si sta facendo buio, contenti della bella escursione, ma un pò preoccupati per il fatto che i luoghi selvaggi e la presenza del fastidioso "bush" comportano un allungamento dei tempi di percorrenza, rispetto a quelli previsti sulla carta.

Il giorno dopo ci carichiamo nuovamente i pesanti zaini sulle spalle e risaliamo la lunga valle Qoororsuaq, attraverso la quale prosegue il nostro trekking.

I timori della vigilia fortunatamente non si concretizzano: oggi niente "bush" In compenso, tanto terreno morenico, al quale però, da buoni escursionisti alpini, siamo avvezzi!

Risaliamo la sinistra orografica del torrente, fermandoci a far foto presso una spumeggiante cascata, e arriviamo in vista di montagne ammantate da ghiacciai, che lasciamo sulla sinistra per risalire ad un ampio valico sulla cresta spartiacque dei due fiordi.

Qua si estendono due enormi laghi circondati da alte montagne rocciose; le nubi basse si diradano e ci consentono di apprezzare la maestosità  del paesaggio col tepore del sole di mezzogiorno. Quasi tutti ci mettiamo in pantaloni corti, qualcuno fa addirittura il bagno nei laghi! Chi mai avrebbe potuto immaginare un clima del genere in Groenlandia!

Proseguiamo in discesa sull'opposto versante: il terreno morenico lascia spazio a sempre maggiori zone di verde brillante, sulle quali saltano allegre delle grossi lepri artiche, che ci guardano incuriosite, ritte sulle zampe posteriori! E' ormai sera quando raggiungiamo una bella terrazza erbosa, con vista sul fiordo, dove ci gustiamo uno splendido tramonto.

La giornata successiva, sulla carta rilassante in quanto prevede un comodo percorso lungo la costa fino al centro abitato di Igaliku, comincia tuttavia con un accidentale tuffo nel torrente di Chiara V., durante uno dei consueti guadi. Fortunatamente tutto si risolve in tanta paura nonché vestiti ed equipaggiamento fradicio, grazie alla prontezza di riflessi di Francesca, che la trattiene nella caduta e le impedisce di essere trascinata dalla corrente.

Ad Igaliku, piccolo centro di soli 40 abitanti conosciuto come "il villaggio più bello di tutta la Groenlandia", ci accoglie un bel sole, che riscalda gli animi e asciuga i vestiti! Igaliku è un paesino da cartolina, con le case di tutti i colori, sparse su verdi prati con lo sfondo del fiordo e delle montagne attraversate nei giorni precedenti.

Montiamo il campo appena fuori dal paese, visitiamo le rovine archeologiche dell'antica "Gardar", capitale religiosa della Groenlandia vichinga, e, in serata, ci concediamo il lusso di una cena groenlandese presso il locale alberghetto. Lì leggiamo un avviso recante divieto di fare trekking nei dintorni, in quanto sono stati recentemente avvistati degli orsi polari! Qualcuno si preoccupa e chiede maggiori lumi, ma i gentilissimi e sorridenti albergatori non sembrano dar molto peso alla cosa. Che sia il solito divieto all'italiana? 2Tutto il mondo è paese..."

La nostra avventura riprende con una tappa "di trasferimento", che si rivelerà  assai piacevole: l'obiettivo è andare a posizionare il campo in una zona di grandi laghi alla base dell'Illerfissalik, maestosa vetta che domina il paesaggio, la cui ascesa alla sommità è prevista per il giorno dopo.

Groenlandia: terra verde e aurora boreale
Groenlandia: terra verde e aurora boreale

Invece di seguire la via più diretta, scegliamo un percorso tortuoso, che si svolge a saliscendi lungo l'ampio Narsaarsuk Qaava Plateau, costellato di innumerevoli laghetti che creano suggestivi riflessi; talvolta ci affacciamo ad ovest sul bordo del fiordo Tunulliarfik, con bellissime vedute verso gli iceberg galleggianti e il lontano ghiacciaio.

Il luogo migliore dove posizionare il campo, che sarà  la nostra base per due notti, sembra essere sulle rive di un grande lago, dal quale il pendio si impenna più decisamente verso la montagna. Purtroppo, differentemente dalle altre volte, non troviamo una collocazione vicina a corsi d'acqua, per cui sfrutteremo le nostre scorte di "Micropur" per rendere batteriologicamente sicura l'acqua stagnante del grande lago.

La mattina successiva il sole ci coglie già  alti sul pendio dell'Illerfissalik: la salita è ripida, tra grosse morene e rocce montonate, la bizzarra conformazione di alcune strutture rocciose tradisce l'origine vulcanica del luogo. Il panorama si allarga sempre più su fiordi e ghiacciai, via via più aereo, abbracciando un crescente numero di insenature, finché riusciamo a distinguere la piatta distesa della calotta polare.

L'ultima parte della salita si svolge tra nevai residui; purtroppo nel frattempo sopraggiungono le nubi, che ci avvolgono, precludendoci il vasto panorama sommitale. Nonostante il freddo abbastanza pungente, sostiamo a lungo sulla vetta, contraddistinta da una spianata rocciosa con un grosso ometto di pietre, nella speranza di alcune schiarite, che in effetti si manifestano, concedendoci fugaci visioni sul grandioso ambiente che ci circonda.

Su questa cima, a oltre 1700 m di altezza, i vichinghi salivano carichi di rami e legna per accendere il fuoco e indicare in questo modo la giusta via alle navi.

La discesa, lungo la via di salita, ci porta rapidamente fuori dalla nebbia, che ormai avvolge tutto il crinale. Al campo festeggiamo con un fuoco intorno al quale ci raccogliamo e ci riscaldiamo. Il tempo sta peggiorando, purtroppo, ma domani la barca verrà  a riprenderci e terminerà  una prima, significativa, parte della nostra esperienza escursionistica in questa terra: il bilancio è ampiamente positivo.

La mattina successiva siamo svegliati da una pioggerella, sottile ma insistente, che ci sollecita ad accelerare le operazioni di sgombero del campo: forse il meteo clemente ci aveva abituato troppo bene, siamo pur sempre in Groenlandia!

Per fortuna la discesa verso lo spiaggione di Narsaarsuk è breve; nel frattempo, la pioggia cessa e, in attesa della barca di Blue Ice, trascorriamo un'allegra mezz'ora giocando con gli iceberg "spiaggiati" dal mare, che presentano le forme più variegate e curiose.

Quando vediamo la barca sopraggiungere in lontananza, l'ormai prossimo ritorno alla civiltà  provoca in molti di noi un pò di tristezza, ma le nuvole in cielo gonfie di pioggia ci inducono ad apprezzarne i risvolti positivi!

E' con piacere, infatti, che, dopo aver ancora una volta solcato i mari del fiordo schivando gli iceberg, approdiamo nel grazioso centro di Qassiarsuk, l'antica Brattahlid, capitale della Groenlandia vichinga, dove si stabilì Erik il Rosso quando iniziò la colonizzazione della Groenlandia nel 985; ci accomodiamo, un po' intirizziti per la pioggia che ha ripreso a cadere, nel locale ostello gestito dagli spagnoli di "Tasermiut".

Rimessi rapidamente in sesto da un lauto pranzo e da un'asciugata ai vestiti, andiamo a visitare il vicino insediamento di Erik il Rosso e ci rimettiamo in cammino lungo la strada che collega Qassiarsuk a Tasiusaq, affacciato sul fiordo di Sermilik.

La pioggia è cessata ed il cammino, benché si svolga su una strada sterrata (non eravamo più abituati a strade e sentieri!) è assai piacevole, poiché attraversa una zona collinare molto verde. Ad una curva, inaspettato, ecco l'incontro con una volpe polare, che da lontano ci guarda curiosa senza scappare, quasi sorpresa dal nostro passaggio.

Tasiusaq non si può quasi definire "villaggio": è piuttosto una distesa di fattorie colorate, che occupano una verde conca, affacciata su un fiordo ricco di insenature e di iceberg galleggianti.

Anche grazie a queste caratteristiche, è il luogo ideale dove effettuare escursioni in kayak tra gli iceberg, esperienza tra le più pubblicizzate dai "tour operator".

Groenlandia: terra verde e aurora boreale

Non ci lasciamo sfuggire l'occasione e pertanto, la mattina successiva, ci presentiamo al gabbiotto sulle rive della laguna dove noleggiamo i kayak e, tutti insieme, effettuiamo un giro nel mare calmo, ma reso tormentato da innumerevoli ammassi di ghiaccio, che incutono timore, soprattutto quelli più grossi, dai quali ci teniamo a distanza prudenziale.

Purtroppo il tempo è brutto, piove, e, nonostante l'equipaggiamento fornito da "Tasermiut", ritorniamo all'ostello alquanto umidi!

E il tempo ci rende dubbiosi anche sul prosieguo della vacanza: è previsto il ritorno a Narsarsuaq, da dove dovremmo raggiungere la cosiddetta "Valle dei Fiori" e salire a posizionare il campo nel cuore delle terre di Mellem, una zona di colline ondulate, stretta tra due spettacolari ghiacciai.

Francesca, Claudia e Chiara V. preferiscono dirigersi invece nella città  di Narsaq, dove cercheranno un contatto più forte di quanto avuto finora con la cultura "inuit" e incontreranno Franco, durante una pausa della sua attività  di guida.

Noi proseguiamo invece con l'idea originaria anche se, condizionati dal maltempo, decidiamo di camminare solo un'oretta e posizionare il campo in un vasto altopiano all'inizio della "Valle dei Fiori".

Questa valle, anche se non mostra più i colori vivaci delle fioriture di inizio stagione, si presenta però molto suggestiva nelle sue sfumature cromatiche, dovute alla vegetazione che incornicia un ampio bacino glaciale percorso da un fiume ricco di meandri.

La pioggia si intensifica durante la notte: ne fa le spese la tenda di Chiara B., che imbarca acqua, ma fortunatamente il problema viene risolto grazie ad un montaggio più accurato.

Il giorno dopo non piove più, ma la giornata è nuvolosa, fredda e ventosa, cosicché ci limitiamo ad un breve giro sulle alture circostanti, dove ci affacciamo sul bellissimo ghiacciaio Kiattut: il vento, con raffiche potentissime che quasi ci sollevano, suggerisce un veloce ritorno al campo.

Fortunatamente la giornata successiva, l'ultima prima del ritorno a casa, ci riporta il bel tempo. Ne approfittiamo per risalire alle terre di Mellem, un vasto altipiano ondulato ricco di laghi, attraversato il quale, ci troviamo sul bordo di un gigantesco lago: il luogo è magnifico e ci invita ad una sosta. Ripreso il cammino, raggiungiamo in breve un punto panoramico sopra l'immenso ghiacciaio Qooroq, uno dei fronti glaciali più attivi del sud della Groenlandia, che periodicamente stacca enormi iceberg nel sottostante fiordo. Sullo sfondo abbiamo la corona delle montagne attraversate durante il trekking precedente. Dopo una lunga sosta per ammirare lo spettacolo, riprendiamo la via del ritorno.

Io e Paola abbiamo ancora tanta voglia di camminare liberi in questa terra selvaggia e allora decidiamo di compiere un percorso diverso per tornare al campo: risaliamo con facile arrampicata una bella punta rocciosa sul bordo del ghiacciaio, in vetta alla quale, non trovando alcuna traccia di passaggio, costruiamo un grosso ometto; da qui il panorama si allarga verso altre bellissime montagne in lontananza... poi, dopo alcune esitazioni, dovute alla presenza di numerosi strapiombi tutt'attorno, troviamo finalmente uno stretto passaggio, che ci consente di traversare la montagna e di raggiungere di nuovo il grande lago sulla sponda opposta a quella toccata in precedenza. Da qui ripercorriamo le terre di Mellem, tenendoci più a nord, per belle valli verdeggianti, fino a ricongiungerci al percorso dell'andata.

All'imbrunire consumiamo la nostra ultima cena groenlandese, respirando ancora per una volta l'aria pura di questi luoghi solitari.

Ripenso alla bella esperienza di trekking, condivisa con gli amici, e rifletto su quante altre infinte opportunità  di vagabondaggio in luoghi incontaminati offre questa bellissima terra.

Durerà? Non lo sappiamo. Purtroppo nubi nere all'orizzonte non sono solo quelle che hanno contraddistinto la seconda parte del nostro viaggio: il sottosuolo della Groenlandia è ricco di uranio; sull'altopiano del Kvanefjeld, vicino a Narsaq, è stato recentemente scoperto il più grande giacimento al mondo di uranio e terre rare. Una compagnia australiano-cinese vorrebbe aprire in questo sito una grande miniera a cielo aperto, trasformando la ridente baia di Narsaq nel porto da dove imbarcare il materiale per la Cina ed un vicino lago nel luogo di stoccaggio delle scorie! Ciò comporterebbe l'irreversibile contaminazione di uno dei pochi luoghi al mondo dove è ancora possibile bere acqua potabile ovunque (senza bisogno di fare controlli!) e l'inevitabile migrazione degli Inuit dai loro luoghi di origine. Il Governo groenlandese, con buona dose di miopia, vede nella miniera l'opportunità  per il Paese di riscattarsi dalla dipendenza economica verso la Danimarca, per cui è possibile che la Groenlandia avvalli la distruzione del proprio territorio e perda un'innocenza custodita in milioni di anni di esistenza eremitica, lontano dalla storia dell'umanità.

Quando siamo arrivati, la Groenlandia ci aveva accolto con il cielo azzurro e lo spettacolo della vista dall'aereo sulla sconfinata calotta polare e sui fiordi; ora ce ne andiamo sotto un cielo grigio, che ci occulta le bellezza del territorio, un "paradiso terrestre" per chi ci vive e una delle ultime "frontiere dell'avventura" per chi viene a visitarlo. Sperando che anche in futuro sia così!

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